Recensioni di settembre

Il primo mese di film è quasi terminato ma… cos’ha lasciato?

Breve resoconto di immagini ed impressioni sui film che da dopo le ferie agostane hanno invaso le nostre sale.

Il commento è parziale, evitando accuratamente di scrivere di cartoni animati che siano sequel (vedi “Kung Fu Panda 2”), commistioni di generi (che odioooo) come “I Puffi” o commedie stile cinepanettoni, cineghiacciolo, cinegranita e cinecoccobello.

Insomma, mi limito a quello che ho visto e a dare qualche suggerimento stile “prossimamente sui vostri schermi”.

Partiamo proprio con questi, visto che il 23 esce il nuovo di Almodóvar, definito da molti un film inquietante, duro, quasi horror: ho visto solo il trailer ma alcune scene già mi sono rimaste dentro così come la musica, sicuramente incalzante.

Il 30 esce “Drive“, dello stessa regista del mitico “Bronson“. In questo caso la promozione fatta non era il solito trailer prima di un film ma i primi 10 dieci, fantastici minuti “gentilmente offerti”.

Beh, da vedere per la regia e per la nuova prova di Ryan Gosling.

Ma arriva pure il film di Sorrentino, dove Sean Penn è fantastico e un docufilm (o docu-trip) di Luca Ragazzi e Gustav Hofer (Italy take it or leave it), freschi di vittoria al recente Milano Film Festival (premio sia del Pubblico che della Giuria), passato su Rai Tre in versione corta ma distribuito da metà ottobre.

Ma cos’ho visto in questo mese estivissimo?

“Hanna”, una sorta di Biancaneve con una matrigna cattiva ed un eroe con qualche macchia ma senza paura. Luci, musica (the Chemical Brothers), montaggio l’hanno reso un film che ha avuto come sola sfortuna quella di uscire a metà agosto, con pochissima pubblicità (considerando poi che il film era previsto per maggio, poi per luglio…).

“Super 8”, un po’ “super”valutato. Si, bello. C’è la mano di Spielberg, c’è quella di J.J. Abrams, ci sono i rimandi a E.T., ai Goonies, a Incontri Ravvicinati del terzo tipo, dicono pure che i movimenti della camera sono identici a quelli che usava Carpenter, che c’è pure “Stand by me” ma alla fine, il risultato è lo stesso di quando, in un grande frullatore, butti dentro di tutto.

The Eagle“. Brutto! Anche qui si va di riferimenti (Boorman), di mix (Braveheart? Mad Max?), siamo nel passato o in un futuro post atomico? Una velata storia di amicizia cameratesca con spruzzi di omosessualità (per chi la vuol vedere) ma l’attore… Meglio della mono espressione di Nicolas Cage (impossibile che qualcuno lo superasse). Di gran lunga migliore l’ex Billy Elliott, Jamie Bell.

Mi sono divertito con un film in quanto a staticità delle espressioni del protagonista è soltanto di poco superiore al protagonista di “the Eagle”. Il film è un rifacimento, quello di “The mechanic” con Charles Bronson. Niente di nuovo sotto il sole ma almeno c’è ritmo, azione, un bravo comprimario (Ben Foster) e le due ore volano via. Il titolo? “Professione: assassino“.

Non parlo dell’ultimo film visto… a metà (Crazy Stupid Love). Per quello che ho visto (3/4 del film) è una continua via di mezzo fra… commedia per adulti, film indipendente, sfolgorio di ambienti coooooooolll, drinks e chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere…

Quello che ho apprezzato di più credo sia “Contagion“. Tema a parte (sfruttato in non so quanti film) il film di Sodebergh è una sorta di “Traffic”. Tante storie, intrecci, tensione e per una volta è vermante l’ultima inquadratura che mette a posto la storia, la sceneggiatura. Tensione e paura pur non vedendo sangue o cose particolarmente efferate. Fa molta più paura vedere dove appoggia un bicchiere o che la mano tocca la maniglia di un autobus o della metro.

Ma c’è pure “Carnage“, quello che è stato definito il mistero di Venezia: piaciuto a critica e pubblico, attori bravi e zero riconoscimenti. Che dire? Un film di 79 minuti che si segue appassionatamente, dall’inizio alla fine, attori strepitosi, tutti odiosi anche se, a turno si parteggia per uno o per l’altro. Gran bel film, incalzante, ben sceneggiato e alla fine si dimentica pure che la storia è ambientata in un unico ambiente!

Sull’onda di Venezia anche “Ruggine” è entrato nel nostro carnet di film. Un po’ incasinato, un po’ da sottotitolare, un po’ superficiale come ritratto dei personaggi anche se grazie al montaggio il film si segue, Timi come sempre gela il sangue (inquientante il primo campo lungo su di lui e su cosa tiene in mano), un po’ eccessivo Mastandrea e perfetta Valeria Solarino. Come in “Io non ho paura” i bimbi sono cattivi, soprattutto fra di loro ma poi solidali) e anche l’ambiente sociale è riconducibile al film di Salvatores.

Buona visione!!!

g.

Da leggere sgranocchiando… li odio ma a casa ci possono stare: dei popcorn caldi!!

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giannolo

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