Quando la camminata non fa del tutto bene…

Ebbene si, anche oggi, come un soldatino, ho fatto la mia camminata. Forse soldatino non è il termine adatto perchè sa di “dovere, obbligo” mentre, almeno per ora, mi piace tornare a casa dall’ufficio, vestirmi (no, non con il latex 🙂 ), prendere il mio Ipod e iniziare a camminare. Si sa, la musica mi fa sempre compagnia. E se ho “goduto” il 06 gennaio, con il vento che c’era, andare per campi ascoltando Adele, oggi, le cose sono andate in modo diverso. Non credo per colpa della musica, ma per quel senso di estraneità verso i luoghi che stavo attraversando e da lì ho iniziato a pensare.

Per la prima volta sono passato in una via del paese che, per la verità, non sapevo nemmeno che esistesse: una zona residenziale, alla “American Beauty”: case (non monolocali ma…  quelle case in cui ora ci abiterebbero tre famiglie), giardino, tutto ovattato, silenzioso e…  non mi sembrava di essere nel paese in cui sto da sempre. Dov’ero finito? Potevao tranquillamente essere nella periferia di qualsiasi città: silenziosa, anonima, solitaria.

Ho pensato agli ambienti freddi di “Lasciami entrare” (versione svedese), stesse atmosfere, poi alla banlieu parigina oppure ad alcune zone di Parma (ma che credo ci siano pure a Mantova) che conosco. E mi sono detto: “e se io non ci fossi? se non fossi qui?, se ad esempio stessi camminando altrove?”

Non so per quale strano meccanismo è iniziata una catena di immagini, apparentemente staccate ai pensieri che si facevano più che mai vivi, tanto da far volare i soliti 40 minuti e pure le canzoni. Ma io non stavo bene. Sapevo, me lo dicevo che in modo o nell’altro stavo pagando lo scotto di una vacanza parigina ma io, cos’ho fatto fino ad ora? Se me ne andassi domani, quali e quante sono le cose che non ho fatto? Tante, troppe. Subito ho pensato all’età e al tempo che, inesorabilmente, a volte velocemente, a volte lentamente se ne va ed io?

Ho ripensato all’ultimo anno. A tutte le cose successe. Tante. Nuove. Impensabili, nel bene e nel male.

Ho pensato a come sto e a cosa è cambiato, a chi ho conosciuto, incontrato, abbandonato. A chi è diventato una presenza importante (M) e a chi è finito non so dove ma lontano da me (TQDC oltre che a MM) , a chi ho conosciuto per caso ed è diventato subito importante (NG), a chi è sempre stato importante, ha cambiato ruolo ma resta fondamentale e presente e tutto (C), ai vecchi amici, che per abitudine o per il poco tempo senti (si ma con che intensità? Non come quella di un tempo) en passant… (R, A), alle conoscenze che ti lusingano, ma non perchè loro siano imporanti, ma perchè se non li chiami o ti fai vivo tu, lo fanno loro (L&G, IC, F), a chi è altrettanto importante e presente anche se vive in Svezia (E) o a Roma e dintorni (L), alle nuove famiglie allargate di Civita, a certe persone su cui avevo, in qualche modo, puntato (S) anche se mi sono dovuto… ritirare o a chi ho incontrato per la prima volta ed ho capito che resterà un sogno (G).

Ma alla fine, come sempre, mi sento solo.

In paese ho pure nuovi amici (S), una casa nuova ma io… dentro, come sto? Come mi sento?

Non a posto!!

Isolato, incompleto, non realizzato. Forse è per questo che amo Parigi e vorrei fuggire, anzi no, vivere lì. Perchè li, VIVO: vivo la città, la gente, i locali, il design, i bistrot, vivo ed assaporo tutto! Con una persona che la pensi come me sulla città (e c’è) anche se le cose da sistemare sono molte, i legami molti, le difficoltà, tante.

E’ la città dei sogni. Ma di sogni ne ho anche altri, da realizzare “in piccolo” solo che non riesco (ed alcuni non dipendono solo da me), nemmeno nelle cose più elementari perchè sono cose che non puoi programmare, decidere. Ma non voglio parlare di cose personali. Mi accontento di dire che sto cercando di cambiare punto di vista, con tutta la fatica e le difficoltà che ciò comporta, tanto da restare spiazzati per le reazioni delle persone o per capire, vedere che qualcosa che è sempre stato lì, davanti a te ma non lo avevi mai visto. O meglio, che c’è anche un altro modo per vederlo.

Che confusione che ho fatto stasera: pensieri a ruota libera, proprio come oggi, mentre camminavo. E stringi stringi, per quanto possa essere lucida, come visione, cos’ho in mano? Con cosa parto? Cosa mi manca? Cos’è che non mi fa stare bene?

Io lo, so ma resta dentro di me. Avevo però questa esigenza, quella di scrivere. E l’ho fatto.

 

giannolo, 23.10 del 13.01.2012

da leggere con… non so. Non so nemmeno con che colonna sonora 🙁

E tu cosa ne pensi?