Diaz

Sabato ho visto “Diaz”. La prima reazione è pensare che “non ci sono parole!” e che non è un film di parte, inteso che non può riguardare chi non c’era o chi la pensa in modo diverso perchè, in fondo, qui si tratta di una cosa che tocca tutti: la libertà, i diritti ed il marcio che da sempre c’è (non solo qui, ok) in Italia!

Il fine settimana prima ho visto “Romanzo di strage” e all’uscita ho fatto un pò di ordine almeno per tutti quei nome che per anni ho sentito ma che non collocavo, ne come storia ne come periodo storico: avevo 6 anni e ricordo solo che anni dopo, dopo la strage di Brescia ad es. non volevo che i miei ci passassero vicini, a quella città… Il prima è stato nascosto. Il dopo mi vedrà come “sfiorato” da una vicenda dato che il 02.08.80 sono partito con gli amici per il primo campeggio della vita ma l’inesperienza ha pagato: da MN, il giro lungo, Suzzara, Modena e poi la costa senza toccare Bologna, anche se a Rimini ci siamo arrivati in ritardo e i nostri genitori erano spaventati (e noi, in treno, ancora di quelli di legno, eravamo all’oscuro di tutto).

Nel 2001 c’ero. Non a Genova, anche se conosco qualcuno che c’era!

Dico questo quasi per placare la rabbia che sale alla fine del film, quando, poco prima dei titoli di coda, vieni a sapere che per due volte è stata respinta la domanda per una inchiesta ufficiale, che in Italia non è riconosciuto il reato di “tortura”, che tutto il film si basa sui fatti, sulle dichiarazioni e i verbali dei processi.

Ma in che paese si vive?

Sembrava di vedere un film sulla Grecia dei colonelli, la Spagna di Franco o la violenza delle carceri e il medisimo sadismo di chi indossa una divisa, che sia di un carcere turco o di una questura milanese o di qualsiasi altro luogo.

E’ un film doloroso, forte, civile, d’impegno. Si, un conto è leggere un articolo, un libro ma vedere, vedere ti pone in una condizione che come alternativa potresti solo non guardare, chiudere gli occhi. Ma non puoi chiuderti le orecchie. Anche i silenzi del film sono inquietanti anzi, forse ancora di più quelli (Bolzaneto) rispetto all’assordante rumore all’interno della Diaz.

Un film corale, dove i nomi di richiamo, Santamaria, Germano hanno lo stesso “ruolo” degli altri perchè è la storia, la protagonista. I fatti di quella notte senza senso.

Ho sotto gli occhi alcune immagini che non se ne andranno facilmente: il poliziotto con l’estintore (senza vedere a chi o a cosa indirizzasse la schiuma), la fossa delle Caudine dove i fermati erano obbligati a passare, l’interrogatorio con l’ufficiale medico della Bolzaneto, di una ferocia inaudita, il ghigno delle donne poliziotto, il marchio con il pennarello…

Il racconto, il film è un continuo rivedere i fatti da ottiche diverse, sempre partendo dal lancio di una bottiglia (vuota) e che finisce a terra!! Da lì, da quel momento definito “un attacco ad una macchina della polizia” l’inizio della perdita della ragione (già persa in effetti nel momento che il questore di Genova dice “predispongo” a qualcuno di più alto in grado). E l’inferno è fatto di menzogne, di false prove, di raggiri… il “potere” di una comunissima borsina di plastica blu!

Alla fine del film non sai che fare se non restare seduto, correre con la mente a pensare a cosa stavi facendo quella notta di luglio. Poi realizzi che può, potrebbe capitare ancora; che, in nome di una “bella figura” agli occhi dei potenti, per nascondere l’impreparazione di Genova (proprio come città, per la sua conformazione) e l’ottusità che spesso fa coppia con una divisa, non solo sono stati calpestati dei diritti ma l’Uomo ha perso. Ancora una volta.

Andate al cinema, se doveste scegliere un film al mese, scegliete questo.

E ditelo in giro, diffondete che è un film da vedere. Non so se per capire ma per non dimenticare!

giannolo, 16.04.2012

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