Cronaca di una notte di mezza estate: il concerto di Stromae all’Alcatraz di Milano

Cronaca di una notte di mezza estate: il concerto di Stromae all'Alcatraz di Milano

Mamma, non sapevo di avere muscoli che chissà da quanto tempo non erano in funzione. Il primo luglio si sono mossi ed oggi si fanno, piacevolmente sentire.

Andiamo con ordine per questo mio primo “appunti di viaggio”. L’occasione era di quelle da non farsi scappare… il concerto di Stromae ma soprattutto, rivedere un carissimo amico e, per la prima volta, due nuove persone.

La giornata del primo, almeno per quanto riguarda la parte lavorativa, è andata via bene. Alle 15:30, uscito, mi sentivo già in ferie e, chi mi conosce lo sa, già sufficientemente in ansia.

Dopo il ritorno a casa, le coccole a Piero (il mio cane), la doccia, uno zainetto con tutto il necessaire (o quasi) per la notte e via in stazione, alla ricerca di dove poter prendere un biglietto dato che, da dove sono partito, c’è la stazione ma non la biglietteria.

Mi metto seduto ad aspettare il mio treno, come sempre in ritardo.

Il viaggio è stato scandito dalla lettura di un racconto di un mio amico, Giorgio Ghibaudo e poi una serie di chattate con whataspp ha fatto il resto, visto che mi aspettavano due “gruppi” di persone: Andrea e il suo compagno, e Alessio, che conoscevo da mesi ma non avevo ancora incontrato.

Il cielo intanto da nuvoloso è diventato temporalesco, poi verso Milano è uscito il sole ed io mi sono trovato a fare una cosa che forse ho fatto una volta da piccolo o forse non l’ho mai fatta. Sicuramente è un gesto visto un sacco di volte al cinema, magari mi sono sempre soltanto immaginato di essere io a farla, come se avesse poteri magici. Mi sono rivisto che ne so, in una specie di Amelie Poulain o chissà chi.

Ero solo nello scompartimento, ho tirato giù il finestrino, sono uscito a vedere il treno davanti a me che curvava un nanosecondo prima che lo facesse il mio vagone, ho chiuso gli occhi, sentivo il sole e l’aria sulla faccia e per un momento, mi sono sentito felice. Già, felice! Strano vero. Forse i poteri magici o l’energia o non so cosa stavamo entrando in me, come se quella fosse una porta invisibile, una sorta di binario di Hogwarts.

Sono tornato in me rispondendo alle chat di chi mi stava aspettando. “Su che treno sei?” e “A che binario arrivi?” dopo aver letto un “Parcheggiato, siamo in stazione” ed un “Sono arrivato in stazione” con 20 minuti di anticipo sul mio arrivo, per altro con altri 20 minuti di ritardo.

Il treno s’è fermato e,come nei film, la persona che mi stava aspettando era lì, esattamente lì.

Uno sguardo, un abbraccio forte e via, come se ci si conoscesse da sempre.

All’inizio del binario gli altri due amici e il gruppo era bello che composto.

Un misto di gioia, curiosità, voglia di parlare ci ha portanti senza accorgercene alle 20:00, un’ora prima del concerto di Stromae, all’Alcatraz. Un aperitivo, una pizza, degli affettati, pane caldo, Negroni, martini bianco ed un crodino/Martini, occhiate, sguardi, sorrisi… un clima perfetto e le foto fatte dopo ne sono la dimostrazione: eravamo felici!

In Centrale sono iniziate le separazioni, proseguite sulla gialla a Maciachini dove io e Andrea siamo scesi per il concerto. Mi sono preso una sberla, la seconda per “arcani” motivi e poi con una leggerezza sconosciuta e nuova, dentro all’Alcatraz, in mezzo a gente di ogni età, razza, colore, orientamento sessuale, molte “zie e nipoti”, modelli e gente comune. Tutti con la voglia di viverlo, il concerto. Ed io l’ho fatto, saltando, cantando, cercando di imitare i passi di Stromae, il ritmo era in sincrono con il cuore, i piedi non stavano fermi, ero sudato ma con energia… ho saltato per due canzoni, applaudito… insomma, alla fine la decisione di tornare a sentirlo il 15.12.14.

E quanta energia è uscita fuori dal mio corpo, sotto forma di sudore, di salti, di danza. Del resto è impossibile stare fermi quando la musica inizia a pompare, passa dalla disco alla techno, dalla musica caraibica al reggae, in un crescendo di mani al cielo, tutti che cantano e ballano: una festa.

Questa la scaletta:

La scaletta (con altri dettagli)

  • Intro Limbo Club (Filmato di animazione sullo sfondo dove la band e l’artista cadono come angeli dal cielo)
  • Ta fête (Estende il brano solo in strumentale per farci ballare, lo farà per quasi tutti i brani)
  • Batard
  • Peace or Violence
  • Te quiero
  • Tous les mêmes (Si trasforma in uomo/donna)
  • Avé césaria (Beve un alcolico)
  • Sommeil 
  • Quand c’est? (Zampe di ragno in una proiezione “invadono la band”)
  • Moules Frites
  • Formidable (Viene portato via di peso da un componente della band)
  • Intermezzo (Grafica animata)
  • Carmen (Terzo Cambio d’abito, una delle esibizioni più applaudite)
  • Humain à l’eau (Invita il pubblico a comportarsi come un esercito, per poi farlo ballare)
  • Alors on dance (Omaggia in coda sul finale, le sonorità ance anni 90)
  • Bis (Grafica animata di una catena di montaggio industriale di “Stromae”)
  • Papaoutai (Entra sul palco portato dalla band come una bambola di plastica)
  • Merci (Suona le percussioni con la band)
  • Tous les mêmes (A cappella con la band, un momento esilarante)

 

Una meravigliosa brezza ci ha accompagnati di nuovo alla fermata della metro.

Stazione, auto e via, a casa.

La serata ha cambiato di nuovo tono. Per la prima volta entro in una casa nuova, mai vista, il cui proprietario la sta vivendo anzi, è già “sua”, da soli 3 mesi ed io mi sento a casa. Perché sono da Andrea e per il potere di queste mura.

Un misto di arte e qualcosa che va oltre, dallo sguardo che domina da un quadro tutta la cucina, alle collezione di vasi colorati divisi per nuance, dalle favolose sculture di orsi alle ironiche presenze di Topolino e i baby Simpson, dalle lampade dello studio ad un ritratto magnetico del proprietario.

La magia è nell’aria, in quello che si fa. Da lontano si vedono i lampi di un temporale in arrivo.

Noi siamo lì, a parlare: di cose lasciate in sospeso, di cose nuove, di sorprese, di “presenze” vive, di coincidenze, del caso, della serata. Davanti a noi una bottiglia di vino, come sottofondo un mix che parte da Colapesce (“Satellite” cantata con Meg e “Restiamo a casa”), passando per i Kasabian con Ehy Zee e per finire con Indila (“dernière danse”).

Fra occhi lucidi di ricordi ed altri di gioia, fra racconti e scoperte fatte e da fare, progetti e sogni arrivano le 2:25, il tempo per recuperare le energie spese, per fare i conti con quanto è accaduto ed abbiamo visto e vissuto e anche il tempo per ricaricarci per il giorno successivo.

E quando sono tornato in ufficio, il 02.07, ero ancora pieno di tutto questo. E ancora oggi!

Ieri ho letto una recensione che riassume bene il concerto, scritta da Alessando Alicandri

“”Posso parlare in francese?” Stromae sale sul palco in punta di piedi e poi ci ha lasciati a bocca aperta. Per noi italiani è già un idolo da prima che arrivasse nel Sanremo di Fabio Fazio, ma quell’esibizione su Raiuno ha riacceso la passione. A fine del 2014 il suo “Racine carrée” sarà uno degli album in lingua straniera più venduti in Italia, l’unico disco in lingua francese.

Ci siamo innamorati di lui da tempo, dicevamo, ma dopo il suo primo concerto all’Alcatraz di Milano l’1 luglio 2014 siamo pronti a sposarlo, quell’uomo.

Un palco semplice, quello dedicato ai club (in attesa delle date del 15 a Milano e il 17 dicembre a Roma nei palazzetti) e una scaletta che spazia con grande libertà in tutto il suo repertorio. Molti di noi lo conoscono per la hit “Alors on Dance” del 2010 e poi l’hanno riscoperto in Italia per successi come “Tous les mêmes”, “Formidable” e la più recente “Ta fête”, inno dei mondiali belga, di cui lui è fiero rappresentante.

Il problema, come è facile notare, è che questa volta Stromae non ha beccato una sola canzone, ma ha cucito un album pieno di hit. Un artista, di solito, ci riesce in media una sola volta in una carriera. E quando la tua popolarità diventa internazionale, bisogna farsi trovare pronti. Noi abbiamo trovato davanti a noi un vero fenomeno.

La cosa più sconvolgente è la padronanza del suo corpo. Sexy, divertente, energico, commovente. Il suo modo di comunicare è razionale e istintivo, naturale e artefatto. Destabilizza. Quando alla fine di “Formidable” si fa portare fuori dal palco sostenuto solo dalla forza di un componente della sua band, quando si trucca per metà da donna e per metà da uomo, quando si scatena su “Humain à l’eau” copiando la coreografia di un colorato esercito alle sue spalle. Ogni momento, ogni gesto, diventa importante. Come le parole dei suoi testi.

Quando la musica pop riesce a portare contenuti senza sembrare supponente, solo in quel momento stiamo facendo vera arte popolare. La reazione del pubblico italiano, così calda e appassionata, ieri ci ha reso meno “italiani medi”, ma cittadini europei che una volta tanto sanno guardare con passione fuori dal proprio cortile. Da Stromae, gli artisti e noi utenti della musica, abbiamo solo da imparare.

E tu cosa ne pensi?