Le mie città del cuore: iniziamo con Parigi

Non distante dal Louvre...

Invisibile agli occhi sono le sensazioni, sono gli odori, sono tutto quello che in un certo momento, in un certo luogo ti pervade e ti fanno sentire a casa.

A me capita con Parigi: il primo contatto: Gare de Lyon in terza ragioneria, secoli fa. Da allora mi sono incontrato molte volte con le strade di Parigi: per un amico che è andato a vivere, per le scoperte legate ad un mondo diverso dal mio e dove, soltanto lì, ero a casa. E da allora ci torno appena posso, in media una/due volte l’anno. Ed è sempre come la prima volta.

L’invisibile allora assume forme e colori, profumi ed odori. E mi piacciono tutti.

L’odore della Gare de Lyon, quello del metro, le folate di vento che precedono l’arrivo della metro, quello che ti assale appena l’abbandoni e fai per uscire, per riemergere nel mondo esterno (forte come quello di Menilmontant non so se c’è : )). Il profumo della “Brioche dorée“, perfino il mix caotico di profumi ed odori dei grandi magazzini, una della “attrattive” ora abbandonate.

Il mix di razze e colori che vedi in metropolitana, persone davvero di qualsiasi parte del mondo. L’odore di casa del mio amico quando ci torno (e lui non c’è) e riconosco come mio il profumo del parquet anche se le persone di sotto cercano di mitigarlo con odore di fritto o di specialità esotiche.

Il profumo dei libri di “Les mots a la bouche“, quello di caffè e relax e leggerezza di qualsiasi Starbuck’s (sì, non è francese) ed il mio preferito è quello nel Marais (che ha pure un’ottima visuale). Le sensazioni di rilassatezza nel fare colazione a “Le Moderne” in rue Saint Antoine. L’odore degli alberghi, quello dei bookshop dei vari musei, il profumo delle cartoline che ogni anno, ostinatamente continuo a spedire. Tutto sembra speciale e magico: l’atmosfera di un museo ma anche quella di Pizza Hut brulicante di gente (ed il ricordo corre verso una organizzatissima cameriera asiatica: ) ).

E quando piove si sta bene, quando fa freddo anche, in estate pure…

Indovinate dove vorrei essere ora? A mangiare un “croque monsieur” a l’Open Cafè, prendere un caffè in un baretto al niveau – 1 de Les Halles, fare una passeggiate senza mai guardare l’orologio… A presto, Parigi ma soprattutto alle mie sensazioni simili allo “stare davvero bene”.

giannolo

 

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